Feedback dal Camerun

Ogni viaggio è un'avventura.

Ma l'avventura nel mio caso, come spesso accade, non inizia con la partenza nè finisce con il ritorno.

Il fatto é che, dal giorno in cui è stata presa la decisione di dare il via a questo progetto, avvengono quotidianamente piccoli e grandi successi non spiegabili con logica umana. E neppure con la logica del caso. Forse, perché il caso non esiste.

O forse perché lo sviluppo di Fontem si avvale di una speciale benedizione.

Forse perché il motore del mio progetto vuol'essere un atto d'amore al prossimo.

O forse anche perché tutto è iniziato con una piccola rinuncia personale.

La storia inizia col mio desiderio, nel cuore già dall’estate del 2000, di trascorrere alcuni mesi in Africa. Spero di poter dare un contributo, seppur piccolo, ad un progetto di collaborazione tra popoli diversi. Uno di quelli che confermerebbe, sono certo, la mia fede, che un futuro migliore per il nostro mondo è sogno realizzabile. Che è solo una questione di tempo e di volontà.

 

Così, quando all’orizzonte si staglia la possibilità del mio primo congedo non pagato, mi lancio nella discussione via e-mail e telefono con alcuni responsabili del progetto “Fontem”. In questo villaggio della foresta tropicale camerunese si alternano da 43 anni persone di ogni provenienza a collaborare con gli indigeni, che li avevano chiamati in aiuto, ad uno sviluppo armonico e solido. Il mio desiderio: trascorrere 4 mesi da infermiere nell’ospedale locale, allargando così il mio orizzonte anche a livello professionale. Non perché non ami il mio lavoro di medico dentista, al contrario, proprio perché mi piace così tanto penso che ci starò tutta la vita e, dunque, dopo i primi 4 anni di lavoro continuato un break mi possa rinsaldare ulteriormente. Subito, però, il primario dell’ospedale mi dice che da anni la direzione e i pazienti sognano un dentista e sarebbe un po’ sprecato, se io ora gli facessi svanire questo piccolo miraggio.

Come faccio a dirgli di no?

Chi sono io per dettare legge a persone che da anni danno la propria vita in un luogo che non conosco?

Dai, ci sto, anche se mi costa una piccola rinuncia.

E che materiale avrò a disposizione?

Guarda, qui c’è un ospedale molto buono e un vecchio tubo radiografico che probabilmente funziona. Il resto dovresti procurartelo tu.

Ah, okay.

Dai, ci sto lo stesso.

Davvero.

Non mi è mai capitato di dover progettare, trasportare e far funzionare uno studio dentistico. Ancora meno a 4600 km di distanza, in una cultura ed una realtà professionale entrambe a me sconosciute. Farò così: 7 settimane di preparazione, poi il viaggio e trasporto del materiale, poi 8 settimane di lavoro a Fontem e alla fine 10 giorni di riposo prima di ricominciare il lavoro.

Tutto pianificato.

Non ho pianificato invece tutto quello che poi è accaduto durante questi periodi.

Per fortuna. Col senno di poi, se avessi avuto io la regia, sarebbe successo ben poco di quello che invece c’è stato.

 

Uno di quei fatti “strani” fu, all’inizio della fase di preparazione del materiale, che incontravo “per caso” le persone che mi avrebbero dato il materiale o le indicazioni che infine si sarebbero rivelate indispensabili per il successo della missione.

Esempio. Telefono ad una multinazionale farmaceutica, risponde il centralino, spiego che mi servono i loro dentifrici per un progetto umanitario e mi collegano telefonicamente con la responsabile delle donazioni di medicine - e non di dentifrici. La persona sbagliata. Lei si scusa, sta per appendere e lì mi accorgo che in fondo mi servono anche farmaci abbastanza cari e all’ultimo momento mi ricordo che sto anche cercando qualcuno che me li regali.

Non è che potrei chiedervi qualche medicina?

Chiaro! Mi mandi la lista e fra 10 giorni ha tutto nella bucalettere.

Oppure un ex-collega di lavoro, ritenuto un carattere un po’ esigente, che rivedo ad un corso di aggiornamento. Simone, ho sentito che vai a lavorare in Africa e con mia moglie ti abbiamo messo da parte un bel po’ di materiale. Così sei “obbligato” a passare a trovarci, vedi dove lavoriamo e rimani a cena da noi.

Eccetera.

Dopo 7 settimane di preparazione parte il materiale via cargo e parto anch’io. Sdoganamento all’aeroporto e trasporto in jeep da lì fino all’ospedale nel cuore della foresta sono un’avventura unica già di per sé. Al mio arrivo i dipendenti dell’ospedale mi fanno capire che era ora che arrivassi. Seguono alcuni giorni di montaggio e poi 7 settimane di lavoro intenso, di decisioni da prendere spesso da solo, di sudate per l’umidità, ma 7 settimane colme di gratitudine all’ennesima potenza. Con molti, piccoli e grandi successi sia dal lato umano che professionale.

Come dimenticare la giovane sieropositiva che si è commossa guardandosi allo specchio solo perché le ho tolto un po’ di tartaro?

Come dimenticare il ragazzino che dopo 5 settimane di lavoro sorride felice di riavere il dente davanti dopo 5 anni senza?

Come faccio a partire e lasciare un distretto di 70'000 abitanti senza cure dentarie?

Riesco solo perché ho la certezza che un’avventura iniziata così, alla grande, proprio perché non in mano mia bensì di Qualcuno che le cose le sa fare bene, non finirà in un vicolo cieco. Sono sicuro che altri e altre, sentiranno il desiderio di passare alcuni mesi a Fontem a rigenerare qualche bocca e a rigenerarsi mente e cuore.

Simone Janner

Download (pdf): Fontem 2009 - primo resoconto, Simone Janner